Il nostro corpo e i nostri sensi ci lanciano costantemente messaggi che spesso sottovalutiamo o non capiamo. Nello yoga l’ascolto di sé stessi è fondamentale per comprendere meglio come stiamo, cosa sentiamo, dove vogliamo portare la nostra pratica, su cosa ci vogliamo focalizzare. Ascoltare il nostro corpo impegnato in un’asana e cominciare a percepire cosa vuole comunicarci, ci consente di prendere coscienza di come stiamo in quel momento. Passando attraverso il corpo possiamo andare più in profondità e comprendere di cosa abbiamo bisogno, e possiamo provare a gestire eventuali squilibri emotivi e ricercare la nostra vera natura. Ascoltando senza giudizio possiamo comprendere, ma per farlo occorre creare silenzio.

Il silenzio può essere visto come uno spazio analogo al vuoto in cui tutto si dilata, una pausa di ascolto.
 
Lo yoga, secondo Patanjali, è l’attenuazione delle fluttuazioni della mente. Questa definizione richiama proprio la ricerca di un luogo di silenzio interiore dove gli spazi si allargano, i pensieri ed i suoni si fanno sempre più rarefatti e possiamo indagare il nostro vero sé.
 
Nella frenesia della nostra vita, a volte, dimentichiamo di prenderci un momento per assimilare le emozioni, quella pausa di silenzio che ci consente di digerire il vissuto giornaliero. Come accade per il cibo, anche le emozioni se non ben assimilate e comprese lasciano dei blocchi. Le sensazioni di pesantezza, se trascurate, possono diventare talmente forti da risultare difficili da superare. Prendersi un momento di silenzio per ascoltare sé stessi ci aiuta a comprenderle e ad affrontarle più semplicemente. A volte sfuggiamo al silenzio perché ci fa paura. Temiamo di trovarci di fronte a qualcosa che non vogliamo sentire, così riempiamo lo spazio di suoni, di persone e di parole. Se provassimo al contrario a svuotare ciò che è già pieno, potremmo scoprire che attraverso la comprensione anche la paura si dissolve.
 
Un esercizio utile è fermarsi e fare qualche respiro profondo. Anche non conoscendo le tecniche di pranayama, che nello yoga mirano al controllo del Prana che è la parte sottile del respiro, semplicemente rimanere ad ascoltare il proprio respiro e tentare di rallentarlo, permette di prendersi una pausa consapevole. Può stupire quanto il semplice ascolto del proprio respiro porti la mente verso uno spazio più quieto dove, con un po’ di pratica, possiamo imparare ad ascoltare il silenzio.
 
Provare ad esplorare lo spazio del silenzio può essere un’opportunità per scoprire qualcosa in più su di noi, per elaborare le emozioni, oltre che per aprirci diversamente all’ascolto vero, in primis di noi stessi e di conseguenza agli altri.

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